ADV, la pubblicità online

ADV, la pubblicità online

La traduzione letterale di Advertising, in sigla ADV, è semplicemente pubblicità. Ma dietro questa singola parola si nasconde un intero mondo. Non che non si tratti di vera e proprio pubblicità, anzi; nonostante sia un termine divenuto famoso bel web, indica anche la promozione di tipo tradizionale.

Ma quello che interessa in questa sede è l’advertising che si fa sul web. Quello che porta il tuo sito nelle prime posizioni della SERP, l’elenco dei risultati che i motori di ricerca mostrano quando un utente da una richiesta. O che mostra il tuo post sui social a un pubblico potenzialmente interessato a comprare il tuo prodotto o ad acquistare i tuoi servizi.

Stiamo parlando di una forma diretta di pubblicità; in sintesi, sono formule a pagamento. Un po’ come acquistare spazi pubblicitari sui giornali, la tv o i cartelloni stradali.

ADV: i due canali più utilizzati

In linea di massima, sono due le strade principalmente percorse da chi ha deciso di investire nell’advertising. Da una parte, la sponsorizzazione del proprio sito, in modo che compaia in alto nella prima pagina della SERP, ancora prima dei risultati organici. La seconda, il pagamento di una somma sulle piattaforme social perché il proprio post sia mostrano non solo ad amici e follower, ma anche ad utenti sconosciuti che siano potenzialmente interessati.

Vediamo le due forme nel dettaglio.

Search advertising

Basta la parola Search per riportare questo tipo di pubblicità ai motori di ricerca. Tutti quelli che ci sono, anche se in questo momento storico sembra esistere solo Google. Per sfruttare il Search Engine Advertising (in sigla SEA) l’utente paga una quota per inserire il proprio sito in un elenco di specifici termini.

E’ quindi evidente che tutto si basa sulla scelta delle parole chiave. Prima di avviare una campagna Search ADV, devi individuare le keyword usate dal tuo target di riferimento; poi investire una cifra per apparire fra gli annunci quando un utente usa quelle keyword per fare una ricerca.

Detta così, sembra facile e immediata; nel concreto, è un delicato equilibrio di individuazione di parole e frasi frequenti ma non abusate, e di lotta con i diretti competitor.

Display Advertising

La prima forma di display advertising è stata quella dell’acquisto dei classici banner pubblicitari, nei giornali online o sui blog. Ricordava molto quello che avveniva nelle pagine cartacee, e forse per questo era più facile capire come funzionavano. Oggi ovviamente questa formula resiste e anzi si perfeziona sempre più; ma a fianco è arrivata anche la sponsorizzazione dei post di Facebook o altri social. Se il concetto è lo stesso, la forma cambia. A colpo d’occhio un post non sembra immediatamente una pubblicità (sebbene la dicitura di sponsorizzazione debba sempre esserci per legge), quindi l’utente ci si avvicina in maniera diversa.

Un post permette di raccontare di più di se stessi e di cosa si offre. Per l’utente è meno invasivo; anche se ovviamente il rischio è di confondersi con gli altri aggiornamenti. Funziona soprattutto se viene mostrato a chi può essere un potenziale cliente. Per questo è importante dare indicazioni precisi sul target di pubblico che si vuole raggiungere.

ADV, le diverse opzioni

E’ fuori di dubbio che, almeno al momento, Googlee ADS e Facebok ADS abbiano la parte del leone nel campo dell’ADV. Ovviamente nulla è eterno, ed è probabile che in un futuro più o meno lontano altri servizi diventino più noti e utilizzati.

Magari uno fra quelli che già oggi si presentano come alternative alle due teste di serie. Tra questi Mailchimp o Adroll, che forniscono servizi per email marketing, notifiche push o display advertising. Lavorano su budget reimpostati dal cliente, che possono essere a giornata oppure su base mensile.

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